Stasera in tv grande appuntamento con Documentari d’autore
“Pluto”
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La realtà che Renzo Carbonera ci mostra è profondamente frammentata, i confusi ricordi di Chief si mischiano alle visioni orrorifiche dell’ecatombe nucleare. Ogni coordinata spazio-temporale è negata, le informazioni sono confuse: non è possibile decretare se Pluto sia la storia di un uomo in missione o se sia un viaggio dentro la sua mente straziata dal dolore e dal disturbo post traumatico da stress.
Perciò, dal momento che la storia e la psiche di Chief non sono in alcun modo intellegibili razionalmente, non ci resta che cercare di entrare in empatia con lui, comprendere le sue paure, immaginare il suo passato e farci carico di un po’ del suo dolore. Ed è tramite questa chiave di lettura che la pellicola si rivela un’opera realmente universale: cadute le maschere dello spionaggio, dell’ecatombe nucleare e del revisionismo post guerra fredda, rimane soltanto la solitudine di un uomo, che volente o nolente, è stato abbandonato da tutti. La minaccia della bomba è la quintessenza del cinema, uno dei topoi chiave che hanno dato vita alla meravigliosa stagione cinematografica degli anni ’60. Non a caso, infatti, Pluto recita nel suo sottotitolo (how i learned to Don’t stop worrying and Don’t love the bomb) un irresistibile rimando al Dottor Stranamore, capolavoro di Kubrick proprio su questo tema. Carbonera però non potrebbe andare in direzione più opposta a quella di Kubrick: Pluto è un film estremamente silenzioso e riflessivo.