Stasera in tv '14-'18. Grande Guerra cento anni dopo
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Stasera in tv ’14-’18. Grande Guerra cento anni dopo

24 maggio 1915. L’Italia va alla guerra

Stasera in tv '14-'18. Grande Guerra cento anni dopo

Il 26 aprile 1915, dopo lunghe trattative, il ministro degli Esteri italiani Sonnino firma il segretissimo “patto di Londra”, in base al quale gli alleati garantiscono all’Italia vantaggi territoriali (Trentino, Istria, parte della Dalmazia) in cambio dell’appoggio militare. Il 23 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria. La notizia è accolta nelle piazze con grandi manifestazioni di entusiasmo. Tra giugno e dicembre gli italiani impegnano gli austriaci nelle prime quattro battaglie dell’Isonzo. Una pagina di storia ripercorsa da “’14-’18. Grande guerra Cento anni dopo” con l’introduzione di Paolo Mieli e la narrazione di Carlo Lucarelli, in onda venerdì 26 luglio alle 22.10 su Rai Storia.

Il 24 maggio 1915 l’Italia, varcato il Piave e non il Ticino, entrava in guerra contro la Germania e l’Austria di Francesco Giuseppe, l’imperatore asburgico di cui Alessandro Manzoni, dal 1848 alla morte era stato suddito. Una guerra che la storia ci spiega, auspicata e partecipata da tanti intellettuali, sofferta dai «vili e meccanici», che non si vorrebbe più accettare.
Anche un certo Manzoni, forse nel ricordo della sua aspirazione all’indipendenza dell’Italia, si trovò tra i chiamati al fronte. Nel 1916 viene stampata a Milano, dai Librai Bietti e Reggiani, Editori in via Durini n. 14, una «edizione patriottica» del suo grande romanzo, «accuratamente corretta ed illustrata»: vi sono riprodotte molte vignette del Gonin, con alcune tavole fuori testo. La Croce Rossa Italiana, Sotto Comitato di Busto  Arsizio, ne distribuiva centinaia di copie ai combattenti con un auspicio:

«Ai nostri valorosi soldati / il / Prof. ANGELO CERIANI / Dona / Bene auspicando pei destini / di una più grande Italia».

Da un combattente, Carlo Emilio Gadda, quel dono sarebbe stato molto gradito. Nel suo Giornale di guerra e di prigionia, parlando di un commilitone «tolstoiano», scriveva il 7 settembre 1915:
Quanto è lontano, questo millantato spirito libero che ha voluto la guerra per schiacciare in aeternum il militarismo tedesco.

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